Perché e quando il golf mental coach

Ciao Golfista Vincente,

In questo articolo affronto un tema di importanza capitale che più vado avanti nella mia attività più vedo emergere con chiarezza. Nello specifico riguarda l’argomento toccato in questa domanda di seguito che mi sento rivolgere di frequente: “Perché e quando dovrei affidarmi ai tuoi servizi in qualità di golf mental coach?”.

Prima di risponderti voglio raccontarti cosa mi è accaduto di recente, che ritengo sia alquanto significativo e interessante.

La settimana scorsa si è concluso il Campionato Nazionale Ragazzi con la vittoria del cadetto Marco Florioli. Devi sapere che tra i golfisti che ho seguito e seguo ci sono anche giovani dilettanti promettenti, alcuni dei quali aspiranti pro.

Durante il mese di marzo appena trascorso in piena terza ondata covid ho avuto un contatto telefonico con il padre di un giovane dilettante promettente che avevo seguito come mental caddie durante una gara ufficiale a fine 2019.

Si era creata una buona alchimia tra me e il giovane e un rapporto di stima e fiducia col padre. Ci siamo sentiti per pianificare un affiancamento di supporto al figlio che nonostante una buona, se non addirittura ottima, qualità tecnica dei colpi non riusciva a performare in modo continuativo e soddisfacente in gara.

Ci siamo dati appuntamento appena terminato il periodo di forti restrizioni in atto. Verso metà aprile ci siamo risentiti per finalizzare l’accordo. Il padre aveva nel frattempo sentito il maestro del figlio, ex professionista, persona di grande esperienza nel settore il quale gli aveva manifestato tutte le sue perplessità rispetto all’intervento di mental coaching.

Gli aveva proposto di seguire personalmente e ancora più da vicino il giovane soprattutto in vista del Campionato Ragazzi, perché secondo lui il lavoro da fare era di carattere prettamente tecnico. In seguito a questa circostanza il padre, insieme al figlio, hanno deciso di mettere in stand by la nostra collaborazione e di puntare sul lavoro col maestro.

Al di là della prestazione in sé che il giovane ha espresso al Campionato Ragazzi che non è mia intenzione trattare qui, questa esperienza mi ha fatto molto riflettere e mi ha insegnato come sia assolutamente fondamentale fare chiarezza in materia e mettere alcuni paletti che hanno il solo ed esclusivo scopo di orientare il potenziale golfista interessato nella scelta di avvalersi dei miei servizi di mental coach.

Quanto sto per dirti non vale solo per giovani golfisti promettenti e per i loro genitori, ti presento delle considerazioni di carattere generale che ti permetteranno ti rispondere con maggiore consapevolezza a domande del tipo:

“Perché e quando dovrei affidarmi ai tuoi servizi di mental coach?”

“Ho iniziato a giocare a golf da un anno circa e sto ancora imparando tante cose e migliorando il mio swing, mi conviene fare un percorso con te adesso o è meglio aspettare ancora un po’?”

“Mio figlio/a deve ancora compiere 16 anni, non è troppo giovane per affidarlo ai tuoi servizi?”

“Quale handicap devo avere per iniziare un percorso con te?”

“Quale livello tecnico devo aver sviluppato prima di affrontare un percorso di mental coaching con te?”

Per prima cosa ti invito a porti una domanda: Cosa ti spinge a intraprendere un percorso di mental coaching con me? In altre parole: Desideri migliorare la qualità e varietà del tuo gioco o desideri migliorare la tua prestazione in gara?

La prima parte della domanda riguarda la funzione dell’aspetto mentale in fase di apprendimento, la seconda in fase di competizione. Sono due realtà molto diverse tra loro. Tendenzialmente chi si avvicina ai miei servizi è interessato a migliorare il proprio score, ma potrebbe non essere l’unica motivazione.

CONOSCERE LE MODALITA’ DI APPRENDIMENTO DEL GOLFISTA

Converrai con me che anche quando stai imparando, perfezionando, affinando il tuo gesto tecnico la sfera mentale è presente e gioca un ruolo molto importante rispetto alla tua capacità di apprendere velocemente ed efficacemente quello per cui stai praticando.

È basilare conoscere i fondamentali del gesto tecnico per poterli apprendere: come impugnare il bastone, come addressarsi sulla palla, come staccare il bastone, come eseguire il backswing, come far seguire il downswing, come proseguire con il follow through, come terminare il colpo.

Tutto questo è di competenza del maestro di golf, non c’è alcun dubbio. Esiste un altro passaggio, spesso sottovalutato, che è quello di come trasmettere tutte queste conoscenze e per farlo in modo efficace è necessario conoscere le modalità di apprendimento del singolo golfista:

come indirizzare la sua attenzione mentre si allena, come stimolare la sua capacità di percepire il proprio corpo nello spazio, come gestire gli eventuali insuccessi durante le esecuzioni, come far funzionare al meglio il suo dialogo interiore durante la pratica.

Capisci bene come anche in fase di apprendimento l’aspetto mentale è una variabile fortemente presente e che incide notevolmente sulla capacità del golfista di apprendere il gesto.

Dalla mia esperienza frequentando circoli di golf, conoscendo svariati maestri di golf in Italia, seguendo sui social maestri stranieri soprattutto americani, il mondo dell’insegnamento del golf si sta evolvendo alla velocità della luce e ormai anche al maestro medio sono richieste competenze di insegnamento che vanno al di là del semplice conoscere la tecnica e dare istruzioni per quanto precise e corrette possano essere.

Pertanto, se anche solo desideri migliorare la qualità e varietà del tuo swing, come per esempio imparare a eseguire un draw, beh non puoi prescindere dal prendere in considerazione l’aspetto mentale e quindi il mio supporto in qualità di mental coach diventa strategico.

Ti faccio alcuni esempi per capirci meglio: quando ti appresti ad eseguire il draw che stai cercando di imparare su che cosa poni la tua attenzione? Una volta eseguito il gesto come fai a sapere cosa ha funzionato e cosa no?

Nel caso in cui non riesci ad eseguirlo come richiesto dal maestro come gestisci le emozioni che emergono? Come sarai capace la volta successiva, eventualmente senza la presenza del maestro, a riprendere la tua pratica in modo efficace?

Queste sono solo alcuni degli aspetti mentali da tenere in considerazione in fase di apprendimento che vanno al di là della pura conoscenza dei fondamentali del gesto e dell’impartire istruzioni.

Devi sapere che anche le neuroscienze ci forniscono importanti indicazioni di come funziona il cervello e come nell’esecuzione di un qualsiasi gesto i due emisferi – quello destro e quello sinistro – sono impegnati in modo diverso.

L’utilizzo di istruzioni verbali per spiegare e insegnare un gesto tecnico porta all’attivazione nell’esecutore dell’emisfero sinistro del suo cervello che è collegato principalmente con le nostre capacità logico-razionali e analitiche quando invece tutta la parte motoria è principalmente presidiata dall’emisfero destro.

Questo rappresenta la spiegazione scientifica del perché il classico e ancora molto diffuso metodo di insegnamento del maestro medio funziona poco. È necessario attivare con molta più frequenza e intensità l’emisfero destro del golfista per ottenere risultati migliori, più rapidi e più duraturi.

LA GARA È UN ALTRO SPORT

Passiamo ora al secondo punto della domanda sopra, quello in fase di competizione. In questo caso è esperienza comune che l’aspetto mentale gioca il ruolo predominante. Da testimonianze di professionisti del settore e da esperienza diretta posso affermare che l’impatto della mente sulla prestazione in gara nel golf arriva tranquillamente all’80% e anche più.

Devi metterti nell’ordine di idee che la gara è un altro sport! Anche se stai giocando bene in campo pratica o durante 9 o 18 buche sul percorso del tuo circolo quando vai in gara cambia tutto.

E questo cambiamento è dato dal fatto che entra prepotentemente in gioco la variabile mentale.

Come ti ho mostrato in questo articolo in gara entra pesantemente in campo la tua mente inconscia, si attivano i tuoi filtri mentali non funzionali che generano interferenze continue e vanno ad incidere sulla fluidità muscolare e quindi sul tuo gesto.

Anche in questo caso ci vengono in aiuto le neuroscienze per spiegarci scientificamente cosa accade a livello cerebrale. Di fronte a situazioni per noi stressanti – tee della 1, puttare per salvare il par o per passare il taglio o per vincere una gara, uscire da un bunker dopo essere finiti in acqua, fronteggiare un tee shot dopo un doppio bogey, etc… – si attiva una parte del cervello limbico che si chiama amigdala che manda dei segnali ai distretti muscolari by-passando completamente la corteccia cerebrale.

Questo significa che non abbiamo la possibilità di razionalizzare e prendere le distanze da quello che sta accadendo e il nostro corpo si irrigidisce e perde di fluidità. In questo caso è necessario fare un lavoro molto più profondo e mirato proprio per disinnescare il cosiddetto “sequestro emozionale” dell’amigdala.

Se sei competitivo, ti diverti a gareggiare e ti piace vincere allora ti consiglio vivamente di prendere in considerazione i miei servizi.

A questo punto una domanda che mi viene posta di frequente da golfisti competitivi e interessati ai miei servizi è: “Come faccio ad essere sicuro che il mio problema in gara sia realmente mentale?”

La risposta è semplicissima: tieni traccia dei tuoi score quando fai 18 buche da solo o in compagnia di un amico e osservali rispetto a quelli di gara per un certo periodo di tempo. Se i primi sono più bassi o molto più bassi dei secondi allora è una questione prettamente mentale!

Credo e spero di aver chiaramente risposto alla prima domanda sul perché e quando affidarti a me in qualità di golf mental coach.

SONO ALLE PRIME ARMI POSSIAMO LAVORARE INSIEME?

Veniamo ora alla seconda domanda:

“Ho iniziato a giocare a golf da un anno circa e sto ancora imparando tante cose e migliorando il mio swing e il mio handicap, mi conviene fare un percorso con te adesso o è meglio aspettare ancora un po’?”

La risposta è: ti conviene iniziare subito! Non c’è alcun dubbio. Potrai ottimizzare e velocizzare l’apprendimento che stai portando avanti col tuo maestro. Devi saper che io parto sempre dalle indicazioni tecniche del maestro, pertanto il nostro percorso sarà in piena continuità con quanto stai facendo col tuo maestro.

Come ti dicevo sopra, il lavoro insieme a me ti servirà ad accelerare il tuo processo di apprendimento in quanto ti fornirò degli strumenti pratici per la gestione della tua attenzione, lo sviluppo della capacità di percepire il tuo corpo nello spazio, la capacità di auto-valutarti, la gestione delle interferenze mentali, aspetti che la stragrande maggioranza dei maestri di golf non conosce e non utilizza.

Inoltre, se ti piace gareggiare e sei competitivo potrai sperimentare come il lavoro insieme a me ti permetterà di esprimere fin da subito e con continuità il tuo miglior golf in gara. Questo non significa che farai score incredibili, molto più bassi del tuo handicap, significa che molto più stabilmente e regolarmente nel tempo performerai al limite del tuo handicap fino a spingerti sempre un po’ più avanti ed abbassarlo.

Riesci a immaginare la gioia, la pienezza e la contentezza di essere testimone di solide prestazioni e di piccoli miglioramenti incrementali? Riesci a immaginare l’impatto positivo che questo avrà su tutte le persone che ti circondano, dai tuoi compagni di gioco, ai tuoi genitori, alla tua compagna, alla tua famiglia?

Certo ci saranno le gare storte, i colpacci continueranno a uscire – li fanno anche i pro!?! – ma avrai a disposizione gli strumenti per risollevarti subito e prendere in mano il timone del tuo gioco.

E COI GIOVANI QUANDO INIZIARE?

Vediamo la domanda successiva:

“Mio figlio/a deve compiere 16 anni, non è troppo giovane per affidarsi ai tuoi servizi?”

Questa domanda rappresenta un po’ la questione che ha dato il là all’articolo. La risposta è semplice: no, non è troppo giovane. Soprattutto se, come nel caso che ti raccontavo, il giovane gioca almeno da 8-10 anni e quindi il suo livello tecnico è già ampiamente formato.

Ti dirò di più: i giovani sono molto più ricettivi e con meno filtri degli adulti e quindi con loro il mental coaching funziona molto, ma molto di più e meglio! Quindi prima si inizia maggiori risultati si possono ottenere.

In alcuni casi, da valutare singolarmente, si può anticipare l’inizio di un percorso anche a 14 anni.

Sotto i 14 anni la componente competizione non è solitamente ben vista soprattutto dai genitori e mediamente gli interventi che si fanno hanno un taglio marcatamente ludico che va anche al di là del golf in sé.

Anche qui chiaramente dipende dai casi, certo è che si può tranquillamente lavorare sulla componente mentale legata all’apprendimento come dicevo sopra che pagherà tantissimo nel proseguimento dell’attività.

TECNICA E LIVELLO DI GIOCO NON DEVONO DIVENTARE PREGIUDIZIALI

Restano le ultime due domande, che sono simili fra loro:

“Quale handicap devo avere per iniziare un percorso con te?”

“Quale livello tecnico devo aver sviluppato prima di affrontare un percorso di mental coach con te?”

Ti rispondo in modo diretto e franco: l’handicap e il livello tecnico sono pressoché ininfluenti nella scelta.  Con me lavori sui meccanismi di funzionamento della tua mente, affinandola e questo ti porta giovamento a prescindere dai due parametri in questione.

È come se tu volessi fare un viaggio in un paese che hai sempre desiderato, il paese dei tuoi sogni e ti chiedessi ma è il caso che parta adesso o è meglio aspettare che cresca ancora un po’ o che per esempio legga un po’ di guide e mi informi di più?

Ecco l’handicap o il livello tecnico sono le Lonely Planet (guida turistica) dell’esempio che ti ho appena fatto. Certo che una base è bene averla, come nel golf una base tecnica ti serve anche solo per poter scendere in campo ed evitare di andare a cercare continuamente palle a destra e a manca.

Ma al di là di questo, la tecnica di gioco non deve e non può diventare una pregiudiziale, così come il non aver letto una guida turistica non deve precludere la tua decisione di viaggiare.

Viaggiare e visitare i luoghi dei tuoi sogni così come intraprendere il percorso di mental coaching con me sarà di per sé un’esperienza altamente arricchente perché ti lascerà qualcosa di estremamente utile sia come golfista che come persona che ti porterai dietro per sempre anche in altri ambiti della vita.

In ultima analisi è importante che tu ti renda conto, come ti ho mostrato, in che modo e quanto l’aspetto mentale incide su come impari un gesto e su come riesci a esprimere il tuo miglior gesto del momento sotto stress in gara.

Resta il fatto che dovrai continua a prendere lezioni dal maestro, farti seguire da un preparatore atletico, avere un dietologo di fiducia e avere a disposizione attrezzatura adeguata. Semplicemente integrerai nel tuo piano di allenamento e pratica e in gara il tassello mentale con una rinnovata consapevolezza.

Mi auguro di aver averti offerto degli spunti chiari e utili.

Se vuoi migliorare la tua capacità di apprendere il gesto tecnico o di gestire la tua mente sotto pressione per ottenere score straordinari in gara allora contattami subito qui.

Questo è il momento perfetto: è arrivata la bella stagione, le giornate si stanno allungando, il covid è sempre più sotto controllo, il numero dei vaccinati aumenta in modo confortante e finalmente si può godere pienamente della bellezza dei nostri campi.

Ti aspetto

Swing your mind!

Andrea Falleri

Il tuo Golf Mental Coach

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