Non siamo soli

Ciao Golfista Vincente,

Bentrovata/o a questo nuovo spunto di riflessione sull’aspetto mentale nel golf.

Oggi ci focalizziamo su quanto accaduto qualche settimana fa al The American Express, gara ufficiale del PGA Tour.

È accaduto qualcosa di straordinario nel senso etimologico della parola, ovvero che va fuori e al di là dell’ordinario nel golf, anche se parlare di ordinario è spesso fuorviante e riduttivo.

È accaduto che un giovane ventenne amatore – sicuramente un signor amatore, ma fino ad allora un signor “nessuno” per il maggior Tour americano – ha piazzato la zampata e si è aggiudicato il torneo.

Visto il suo status di amatore ha lasciato la moneta piena del premio in denaro al secondo classificato, allo stesso tempo si è guadagnato ben due anni di carta piena sul Tour americano!

La gara è stata davvero emozionante, ma oggi voglio concentrami su due passaggi della sua conferenza stampa a fine gara.

Nick dimostra una maturità superiore alla media della sua giovane età e una gestione delle emozioni da professionista navigato.

Ti invito a guardare l’intervista integralmente cliccando qui, è piena di spunti interessanti. Oggi ci soffermiamo su due spezzoni che ho selezionato per te.

Il primo al minuto 6’02”; ti riporto direttamente la risposta di Nick alla domanda “Hai preso la decisione di accettare l’appartenenza la PGA Tour o hai ancora bisogno di tempo per pensare?”

“I have no idea really. It’s really cool to have that opportunity in the first place, and you know starting the week if you would have said in 5 days you are going to have the PGA tour card or an opportunity for two years, I would look at you sideways.

That’s something that it doesn’t just affect me, it affects a lot of people and Coach back there and my teammates. It’s a conversation I need to have with a lot of people before I make that decision.”

Nick mette in luce come la decisione di entrare a far parte stabilmente del mondo del PGA Tour influisce su tutta una cerchia di persone attorno a lui e che necessita di tempo e di un confronto, anche se l’opportunità è enorme e sembrerebbe irrinunciabile.

La riflessione che voglio offrirti riguarda una parte della sua risposta – quella che ho messo in grassetto – e come il focalizzarsi sul sistema in cui si vive senza limitarsi a noi stessi può aiutarti a cambiare o ampliare la tua prospettiva sulla situazione e di conseguenza a prendere decisioni consapevoli, mature e sostenibili per molti.

Il fatto di domandarti “Su chi e come influisce quello che sto per fare?” porta grande consapevolezza rispetto a quanto accaduto e soprattutto ti pone in una condizione di sano distacco e lucidità rispetto a quello che è appena accaduto e su cui vuoi o sei chiamato a decidere.

Quello che ti ho appena detto vale in svariati ambiti della nostra vita e vorrei che lo traslassi subito ai momenti difficili che vivi sul campo da golf in gara e che al momento ti bloccano e ti fanno star male.

Immagina un brutto gancio dal tee, un approccio apparentemente facile col pitch in mano tirato fuori target o i famigerati tre putt. Adesso fatti la domanda:” Su chi e come influisce quello che sto per fare adesso?”.

Se solo per un attimo riesci a connetterti con le conseguenze che avrà il tuo comportamento, in risposta a ciò che è accaduto, per il sistema che va al di là di te stesso, allora potrai percepire un’energia nuova, una vitalità diversa che farà fin da subito la differenza.

Prendi impegno con te stessa/o, adesso, di sperimentare la prossima volta che scenderai in campo di farti questa domanda magica e osserva gli effetti che ha su di te.

Sarà sufficiente porre a te stesso la domanda in modo intenzionale e con presenza. Rimarrai piacevolmente sorpresa dagli effetti immediati.

Il secondo passaggio che ho selezionato per te riguarda la risposta che Nick dà alla domanda sul suo caddie, in che modo lo avesse aiutato, calmato.

Ecco le parole di Nick al minuto 9’53”:

“I’ve told him this is the more unbelievable thing in my life, but his attitude never changes. It doesn’t matter what moment I’m in, it doesn’t matter if I’ve got a putt for 60 yesterday or I’ve got a one or two shots lead on last tool, he never changes he never does anything out of the ordinary and it calms me down. He is really good for me to have somebody like that on the bag. In the last putt he just kind of say over and over like man this is inside left, it’s right there. And just to kind of have that you know the way he said it it was said with a lot of positivity and trusted him and you know put it right there.”

Il messaggio interessante che viene trasmesso riguarda la potenza che ha il caddie sulla prestazione del golfista.

Spesso il golf viene vissuto come uno sport esclusivamente e rigorosamente individuale. Certo spesso lo è, allo stesso tempo in gara non lo è mai.

Hai i tuoi compagni di giro che proprio perché esseri umani ti influenzano, ma soprattutto hai il tuo cadde che gioisce e soffre insieme a te e spesso è l’ago della bilancia delle tue prestazioni.

Anche se giochi a livello dilettantistico con qualsiasi hcp, avvaliti di un caddie. Non deve essere per forza un professionista o un golfista esperto, l’importante che sia una persona di tua fiducia a livello personale e poi se ne sa di golf tanto meglio.

Il forte impatto che ha il caddie sulla prestazione del suo golfista è il motivo per il quale offro il servizio di mental caddie che per quanto mi riguarda è un servizio professionale.

Non vengo in campo a “vederti giocare” o semplicemente a portarti la sacca. Scendo in campo al tuo fianco per tirar fuori la parte migliore di te e per allenarti a riconoscere e a superare come funziona la tua testa in gara.

Prima di scendere in campo come caddie è necessario e utile un percorso insieme affinché tu sappia quali strategie mettere in atto per contenere e indirizzare la tua mente.

Vedrai come oltre ad essere utile sarà anche estremamente piacevole e gratificante.

Se ti interessa approfondire il mio metodo leggi il mio libro Golfista Vincente cliccando qui.

Swing your mind

Andrea Falleri

Il tuo Golf Mental Coach

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