Cosa significa saper usare la testa in gara

Ciao Golfista Vincente,

Eccomi di nuovo qui, le ultime sono state settimane molto intense. Ho lavorato in presenza con alcuni golfisti come avrai avuto modo di vedere dai post sul mio profilo Facebook e la pagina di Instagram.

Mi ero organizzato per scrivere il nostro abituale appuntamento la settimana scorsa, ma ahimè ho ricevuto la visita di un esserino piccolo piccolo che mi buttato a terra.

Ho contratto il Covid e così tutti i programmi che avevo fatto sono saltati. Fortunatamente mi sono rimesso in fretta e adesso sto bene, ne sono uscito e sono pronto per condividere con te un aspetto cruciale del mio Metodo Golfista Vincente.

Questi ultimi affiancamenti in campo e in gara hanno, ancora una volta, riproposto alla mia attenzione quale sia la vera e concreta criticità del gioco del golf in gara che prima di tutto devi riconoscere e poi acquisire gli strumenti per affrontarla e superarla.

Ciò che accade a qualsiasi golfista indipendentemente dall’hcp di gioco o dalla preparazione fisica o da altri fattori, è che ad un certo momento – e questo momento arriva di certo! – la gara gli pone di fronte una situazione sfidante, mentalmente sfidante, emotivamente sfidante.

Saper usare la testa significa saper accettare, gestire e superare questi momenti, che non sono rari, ma si ripetono con frequenza.

Ti faccio un paio di esempi per farti comprendere meglio cosa intendo.

Una circostanza che i miei golfisti sperimentano di continuo – ed io con loro – è questa: warm up pre-gara in campo pratica che rasenta la perfezione. Sul driving range palle che volano una meraviglia: lunghe, dritte, alte, ottimo impatto sulla faccia del bastone.

Approcci attorno al green da manuale, con grande sensibilità e precisione; uscite dal bunker impeccabili con bandiera sia lunga che corta. Pratica sul putting green solida e convincente.

Insomma, la prestazione in fase di warm up a livelli veramente molto alti. Poi arrivano sul tee del uno o comunque durante le prime buche e in gara sembra essere scesa la brutta copia del giocatore che avevo visto pochi minuti prima.

Colpi che non partono, letteralmente la palla non vola. Approcci dove la palla inizia a partire push o pull quando mai, e ripeto mai, in quel giorno avevo visto quei voli di palla. Putt tremolanti con gestione del pace e della forza inconsistente.

E non sto parlando di giocatori di handicap 10 o 15, sto parlando di giocatori prossimi allo scratch!

Ecco a questo punto che si fa? Ci si arrabbia? Si sbatte il bastone per terra? Ci si chiude a riccio in se stessi? Si impreca contro tutto e contro tutti?

Mi rendo conto che ci si potrebbe sentire spiazzati, o addirittura vittime di una cospirazione segreta nei nostri confronti. Intanto si perdono colpi sullo score e si vorrebbe che la gara finesse al più presto… È qui che viene fuori cosa significa saper usare la testa in gara.

Ti faccio un altro esempio che ho vissuto personalmente qualche settimana fa al 57° Gran Premio di Padova, una gara nazionale di 54 buche su tre giorni che si è disputa al golf club di Galzignano Terme.

Era il primo giorno di gara e mi trovavo in campo in qualità di mental caddie per seguire un golfista. Ci siamo trovati subito di fronte una situazione molto complicata: ad altezza uomo il vento era praticamente assente o debolmente presente.

Anche guardando la bandiera sul green si notava qualche ondulazione, non sempre nella stessa direzione e comunque non particolarmente significativa.

Tuttavia, in quota le alte fronde dei pioppi che circondavano tutto il percorso si muovevano corposamente.

Al primo par tre abbiamo fatto i conti della distanza in modo certosino e abbiamo fatto una scelta del bastone assolutamente cautelativa del vento a favore mantenendo più di 10 metri di sicurezza dietro la bandiera nella parte posteriore del green.

Vuoi che la palla fosse partita un pelo push e che in volo avesse preso una raffica di vento, beh ci siamo trovati ad aver volato abbondantemente il green  con la posizione finale in mezzo al rough alto a circa 25-30 meri dalla bandiera…

Una volta raggiunto il green, increduli nel non vedere la palla, abbiamo dovuto constatare la sua posizione, rimboccarci le maniche e giocare per il bogey che abbiamo portato a casa.

Ecco, questo per farti comprendere che le situazioni inaspettate e mentalmente ed emotivamente sfidanti sono dietro l’angolo e a volte non sei tu che te le vai a cercare, sono loro che corrono da te.

Non importa in fin dei conti come ci caschi dentro, ciò che conta è come le gestisci, quali strumenti e quale processo hai a disposizione.

E ti dirò di più: se credi che allenandoti ancora di più tecnicamente, tatticamente e fisicamente sia la soluzione per evitare o superare questi momenti allora sei fuori strada e ti stai condannando a una lunga sofferenza.

Te lo ripeto, saper usare la testa in gara significa saper accettare, gestire e superare questi momenti.

Accettare ha un significato ben preciso: vuol dire sapere nel profondo del tuo cuore che nonostante quell’errore, quella situazione rocambolesca che ti ha fatto perdere uno o più colpi tu continui ad essere la persona di prima, sei sempre ok e lo sarai sempre, non sei stato minimamente scalfito nel tuo valore personale.

Ciò che sei e hai fatto fino ad allora, il tuo impegno, la tua dedizione continuano ad essere aspetti di grande valore che ti caratterizzano. Ti trovi semplicemente in un percorso e quella che stai vivendo è una tappa.

Questo passaggio ti permette di ridimensionare l’accaduto, di inserirlo in una cornice più ampia – nella quale tu credi profondamente – e quindi di sentire una salutare e catartica distanza dall’evento in oggetto.

Il passaggio successivo è quello di gestire la situazione e per gestire intendo una cosa ben precisa: puoi e devi scegliere quale stato dell’essere vivere in quel preciso momento e accedervi consapevolmente e intenzionalmente per sperimentarlo ed esprimerlo.

Il terzo passaggio è superare quel momento. Ecco su questo aspetto voglio essere chiaro con te. Non c’è garanzia che tu ne esca all’istante.

Ti posso tuttavia assicurare che seguendo il processo strutturato del mio metodo aumenti a dismisura la possibilità di uscirne con successo e rapidamente.

Avendo fiducia nel processo che ti insegnerò riduci al minimo il tempo che ti condurrà a ritrovare il tuo swing e i risultati che meriti.

Come sai, e come ti ho detto in tante altre occasioni, non devi crearti l’aspettativa di uscirne per certo, semplicemente avendo sperimentato questo processo più e più volte hai evidenza che funziona, va alla radice del problema ed è solo questione di come lo applichi.

C’è un altro aspetto che voglio che ricordi. Saper usare la testa in gara in modo efficace passa sicuramente per i tre passaggi che ti ho appena descritto e che ti aiuterò a sviluppare, allo stesso tempo devi preparare la tua mente anche fuori dalla gara.

La tua mente ha una specie di memoria interna – mi riferisco ai filtri inconsci per chi ha seguito il mio video corso Golfista Vincente Essential – che la porta a eseguire automaticamente sempre certi schemi.

Per superare questi filtri è necessario sia l’allenamento sul campo in condizioni di gara sia una disciplinata preparazione mentale pre-gara che coinvolga anche il tuo corpo e il tuo cuore in particolare.

Continua a seguirmi perché sull’aspetto della preparazione mentale fuori dalla gara ci sono tante novità che ti aspettano.

Se trovi questo articolo utile condividilo subito con i golfisti che conosci e che potrebbero trarne benefici.

In questo modo mi aiuterai a creare e sostenere una solida cultura dell’aspetto mentale nel golf in Italia che è ancora allo stato embrionale.

Se invece ti senti pronto per lavorare con me contattami qui

Swing your mind

Andrea Falleri

Il tuo Golf Mental Coach

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