La mente da sola non ce la può fare

Ciao Golfista Vincente,

“Mi trovo al Cervino Open, gara dell’Alps Tour. Sto seguendo un golfista in campo come caddie. Abbiamo appena chiuso il par 4 della 17 con un bogey e per passare il taglio serve assolutamente un par alla 18, niente di più e niente di meno.

Il trasferimento dalla 17 alla 18 è un calvario. Lui testa bassa, sguardo perso, passo svelto e respiro affannoso. La 18 è un par 4 dritto con out a sinistra, buca 1 molto stretta a destra e ancora a destra out.

Aspettiamo che il flyer davanti a noi liberi il campo, sono momenti interminabili, carichi di tensione. Mi avvicino a lui e dosando il tono di voce gli dico: “Cura il respiro”.

Ci prova, ma vedo che non ci riesce. Si muove a scatti, per ingannare il tempo e la tensione prende in mano il driver e sembra quasi giocarci.

Spero in un miracolo. Sale sul tee, si addressa e parte un push-slice a destra che supera la recinzione a destra della buca 1 che separa il campo dalla club house. È andata…

Rigioca dal tee, un legno 3 lungo in centro fairway, approccio col sand e un putt. Birdie con la seconda, ma non basta. Tutti a casa.”

La storia che hai appena letto è ciò che mi è realmente accaduto un po’ di anni fa. Ho ancora davanti agli occhi, in modo estremamente vivido, i dettagli del campo, la giornata fresca e ventosa a più di 2.000 metri, i compagni di flyer, le buche del campo e le sue espressioni e portamenti.

Due bogey le ultime due buche – che ti fanno mancare il taglio – fanno molto male e quel senso di impotenza – come lui stesso mi ha confidato – nel gestire la propria situazione interna pesa ancora di più.

Il golf sa regalare tante belle sensazioni e soddisfazioni ma è capace anche di potarti in fondo al baratro dei tuoi demoni.

Risulta evidente da ciò che ti ho raccontato e da quello che è il mio metodo – Golfista Vincente che stai imparando a conoscere – che ciò che è accaduto è di agevole lettura.

Il golfista che seguivo era rimasto vittima di grandi aspettative. Ritrovarsi con due colpi di vantaggio sul taglio a due buche dalla fine è sicuramente un apprezzabile risultato golfistico.

A quel punto, in particolare, è scattata la sua mente inconscia che ha iniziato a giocare prepotentemente per lui e contro di lui. Ha iniziato sul tee della 17 a mostrargli cosa sarebbe potuto accadere facendo un primo bogey: primo assaggio di paura sulle possibili conseguenze negative.

Gli ha rafforzato questa emozione una volta che il bogey alla 17 si è materializzato. Ha continuato nel suo “sporco” lavoro sul tee della 18.

E l’aspetto curioso che voglio sottolineare è che, una volta fatto out alla 18, beh subito dopo il golfista è stato in grado di fare birdie con la seconda palla.

Ho visto accadere questa circostanza un’infinità di volte che ormai non è più un avvenimento casuale, ma la diretta e logica conseguenza del fatto che, non avendo più nulla da guadagnare né da perdere, si è come “sganciata” l’attività di interferenza della sua mente inconscia e ha potuto tornare a essere sé stesso.

Oggi voglio soffermarmi su un aspetto di ciò che avrebbe potuto fare che forse, ci tengo a sottolineare il forse, avrebbe potuto cambiare le sorti di quel finale di giro.

Svolgo attività di mental caddie da parecchi anni e ho sviluppato una certa sensibilità su come gestire situazioni complicate con il golfista che seguo in gara.

Un aspetto che ormai mi è chiaro come il cristallo è che in situazioni simili a quella che ti ho descritto – e in gara se ce ne sono svariate – ho a disposizione una sola cartuccia per volta.

Ti spiego meglio: quando il livello di interferenza da parte della mente inconscia è particolarmente accentuato, la capacità di ascolto e ricettiva del golfista in campo è molto bassa.

È come se lui o lei, in quel momento, si chiudesse a ricco in sé stessa e creasse una specie di barriera impenetrabile agli input esterni. L’ho potuto verificare personalmente nel corso del tempo.

Questo non significa che non ci sia più nulla da fare o che tutto è perduto, assolutamente no!

Significa semplicemente che è necessario, da un lato, prevenire, per quanto possibile, l’escalation inconscia e, dall’altro, inviare un unico messaggio mirato e centrato sulle caratteristiche dell’essere umano che ho di fronte che faccia breccia nella sua mente inconscia e innesti i germi della rinascita.

Non esiste una ricetta universale, valida sempre e comunque che come una pillolina fa passere il mal di testa.

In quei momenti devo prendere una decisione veloce avendo pochissimo tempo a disposizione e letteralmente poche parole per cambiare le sorti emotive della circostanza.

Ciò che ho visto funzionare maggiormente sui golfisti coi quali ho collaborato è ciò che ho fatto in quella gara – seppure non abbia sortito gli effetti sperati.

Ti ricordo che cosa ho fatto in quel frangente, gli ho detto: “Cura il respiro”.

Ovviamente lui sapeva cosa intendessi e sapeva esattamente cosa doveva fare a livello pratico. Non è riuscito a metterlo in pratica. Questo non cambia nulla sull’efficacia dell’indicazione. Ti spiego meglio.

Vedi, c’è un aspetto che ti riguarda in prima persona, proprio su come funzioni come essere umano, che devi assolutamente avere chiaro se vuoi tirarti fuori da momenti come quello che ho descritto e cambiare le sorti del tuo destino golfistico.

La tua mente, da sola, non ce la può fare a uscirne fuori. Un singolo, seppure fortissimo, atto di volontà difficilmente, molto difficilmente riuscirà ad avere la meglio sulla forza della tua mente inconscia in quei momenti critici.

Questo è dovuto anche al fatto che in quei frangenti tutto il tuo corpo ti sta remando contro e non si trova, dal punto di vista fisiologico, nella condizione per poter rispondere efficacemente allo stress che sta vivendo.

Se il tuo corpo è in tilt verosimilmente la tua mente non riuscirà a uscirne da solo da un momento di empasse. Qui c’è il passaggio fondamentale che devi far tuo: “Esiste una stretta interconnessione mente-corpo dove entrambi si influenzano vicendevolmente e non è la sola mente a dettare lo stato del corpo.”

In altre parole, per riuscire a uscire con successo da uno stato d’animo non funzionale alla gara – di paura per esempio – non è sufficiente agire a livello mentale cambiando, per esempio, prospettiva su quanto sta avvenendo o riconoscendo i pensieri che ci attanagliano.

È sicuramente utile, ma non basta. C’è un altro passaggio fondamentale per il quale devi passare e consiste nel portare intenzionalmente e consapevolmente la tua fisiologia in un altro stato.

Questo, in sintesi, è il motivo per il quale devi, proprio in quel momento, prenderti cura del tuo respiro e iniziare a respirare in un modo specifico che ti insegno nel video corso Golfista Vincente Essential.

Dalla mia esperienza il golfista medio ritiene che il lavorare sul respiro sia una specie di palliativo, nel senso che può avere si qualche effetto positivo, ma, in sostanza, non va al cuore della questione e non rappresenta una soluzione veramente efficace e duratura.

Confesso che comprendo benissimo questa posizione perché quando ho iniziato a sentir parlare di respiro come strumento per gestire l’emotività ho pensato che non fosse realmente efficace.

Esiste nella testa della maggior parte delle persone una convinzione profonda in base alla quale è il nostro cervello che determina il funzionamento nel nostro corpo in modo unilaterale e non c’è possibilità di influenzamento dal corpo al cervello.

Credo che sia una convinzione antropologica in base alla quale c’è una gerarchia d’importanza e la mente viene prima del corpo.

Sappi che questa convinzione è errata ed è stato provato scientificamente. Devi sapere che l’ambito delle neuroscienze ha fatto passi da gigante negli ultimi 30 anni e ha rivoluzionato la comprensione di come funzioniamo.

La principale conquista riguarda il fatto che sono stati identificati dei percorsi neuronali – ossia fasci di nervi dove si trasmettono segnali elettro nervosi – che collegano la periferia al cervello e dove il segnale va dalla periferia al centro e non viceversa.

Aggiungo dell’altro: nel caso di collegamenti neuronali cuore-cervello è stato ampiamente dimostrato che i percorsi afferenti – dalla periferia al centro – rappresentano circa il 70% dei collegamenti totali tra i due organi e quindi solo un 30% è efferente – dal cervello alla periferia.

Inoltre, questo 70% di percorsi neuronali cuore-cervello termina direttamente nel mesencefalo all’altezza dell’amigdala che è la parte del cervello che presiede il comportamento e le scelte emotive.

In parole semplici questo significa che, come funziona il nostro cuore, ha una ripercussione diretta e misurabile sul funzionamento dell’amigdala e quindi sulle nostre reazioni emotive.

Sempre studi neuro-scientifici e in particolari delle cardio scienze hanno messo in evidenza che l’organo che ha la maggior influenza sull’amigdala è proprio il cuore per la fitta rete di collegamenti ma anche per la sua azione a livello di campo elettro magnetico.

Tutto quanto ti sto dicendo è di pubblico dominio e lo puoi trovare sul sito dell’HeartMath Institute, un’associazione americana di ricerca e divulgazione che da più di trent’anni porta avanti studi nell’ambito delle cardio scienze e ha scoperto questa fitta rete di collegamenti tra cuore e cervello, insieme a tante tecniche di gestione emotiva.

Nel caso volessi verificare e approfondire in prima persona quanto ti ho presentato ti segnalo un testo estremamente interessante che è gratuitamente scaricabile a questo link: https://www.heartmath.org/research/science-of-the-heart/

Facciamo ora un passo avanti e vediamo cosa avrebbe dovuto fare il mio golfista in quella gara sull’Alps Tour per auto regolarsi e accedere a un diverso stato dell’essere.

In base a quello che ti ho detto l’obiettivo è far funzionare il tuo cuore in modo differente affinché quel nuovo e diverso funzionamento abbia un impatto positivo sulla tua mente inconscia a vada quietare la tua mente inconscia.

Nel linguaggio dell’HeartMath Institute ciò che devi imparare a fare è portare il tuo cuore in Coerenza Cardiaca, ovvero in quello stato di funzionamento che ha la migliore e più efficace ripercussione sul tuo cervello.

Ti chiederai: “Ma come faccio ad entrare in Coerenza Cardiaca?”

La risposta completa la puoi trovare all’interno del video corso Golfista Vincente Essential dove ho messo a punto una pratica ad hoc per il golf.

In questo articolo voglio però farti comprendere come puoi farlo e qual è il percorso che ti aspetta.

Il modo attraverso il quale puoi influenzare e modificare intenzionalmente il funzionamento del tuo cuore è attraverso il respiro che puoi controllare e modulare consapevolmente andando ad agire sui muscoli che sovraintendono alla respirazione.

Ma di quale tipo di respirazione si tratta?

Le caratteristiche sono molteplici, ma ce ne sono due in particolar che devi conoscere e praticare. La prima è che devi rallentare opportunamente in ritmo respiratorio e portare la tua attenzione sull’area del petto e sul cuore in particolare.

La seconda caratteristiche è che mentre fai quanto ti ho detto sopra devi auto indurre in te un’emozione positiva che sia funzionale a quello che ti appresti a fare: swingare.

Ricorda che quanto ti ho appena presentato, se praticato con disciplina e costanza, non solo ti aiuterà a uscire dallo stato d’animo in cui ti trovi nei momenti difficili, ma andrà a creare un nuovo punto di partenza nelle tue risposte emotive facendo in modo che sempre meno spesso e meno intensamente sarai preda di stati emotivi “negativi”.

Questo è un aspetto essenziale sottovalutato dalla stragrande maggioranza dei golfisti. Imparare a respirare correttamente sotto stress non solo ti permette di uscire rapidamente da quella circostanza ma previene che tu ci ricada all’occasione successiva.

In questo modo stai letteralmente costruendo il tuo successo un respiro per volta!

Non c’è nulla di magico e di improvviso in tutto questo. È una capacità mentale del Golfista Vincente che va allenata e sviluppata con costanza e disciplina. I risultati li vedrai nel tempo, ma sono garantiti e hanno una solidata base scientifica.

Mentre adesso sei praticamente vittima di certe situazioni in gara e, mi dispiace dirlo ma sei condannato a trascinarti quelle cattive sensazioni per svariate buche con questo approccio e con la giusta tecnica esecutiva puoi gestire in modo diverso e veloci le situazioni critiche.

Ricorda che continuerai ad arrabbiarti o avere timore di certe situazioni, ma saprai gestirle con grande autorevolezza e sicurezza e potrai essere un esempio per tutti quei golfisti con i quali verrai in contatto.

Se ti sei riconosciuto in quello che ho scritto e conosci qualche golfista che possa trarre beneficio da questo articolo allora ti invito a inoltrarglielo. Potrà poi iscriversi alla mia newsletter compilando la scheda contatti cliccando qui

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Swing your mind

Andrea Falleri

Il tuo Golf Mental Coach

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