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Il colpo più importante nel golf

Bentrovato Golfista Vincente!

In questo articolo affronto un tema molto sentito dal golfista di qualsiasi livello.

Qual è il colpo più importante nel golf?

Ovvero qual è la tipologia di colpo che incide maggiormente sullo score finale, che può decretare la vittoria, il buon posizionamento o la débâcle in un torneo?

Ti starai chiedendo cosa c’entra questo argomento con l’aspetto mentale nel golf. Tranquillo te lo mostrerò e ti garantisco che sarà una sorpresa piacevolissima e determinerà un profondo cambiamento nel modo in cui, d’ora in poi, ti allenerai e scenderai in campo.

Per prima cosa voglio partire da quella che è l’opinione comune, dalla saggezza convenzionale di tanti illustri golfisti che, nella storia, hanno condiviso il loro punto di vista e hanno dato risposta alle domande sopra.

L’OPINIONE COMUNE

“Drive for show and putt for dough” è il famosissimo detto attribuito al grande golfista Sud Africano Bobby Locke che vinse quattro British Opens dal 1949 al 1957, che in buona sostanza esprime il concetto che il driver è molto spettacolare ma la pagnotta (lo score) si porta a casa con il putt.

Ancora, ricordiamo la dichiarazione di Geoff Ogilvy vincitore dello U.S. Open del 2006 su Tiger Woods: “I think by now every player on tour is aware that the biggest reason Tiger is the best is because he putts the best”, delineando una correlazione diretta tra l’essere il migliore sul Tour e il colpo del putt.

Ricordiamo le parole di Willie Park jr. – vincitore del British Open nel 1887 e 1889 – che nel suo prontuario per il golf pubblicato, per primo nella storia, da un golfista professionista scrive: “Putting is therefore probably the most important part of the game, as no player who putts indifferently can ever hope to excel, however proficient he may be in driving and approaching”.

Da queste illustri dichiarazioni credo che non vi sia ombra di dubbio alcuno su quale sia il colpo più importante nel golf: il putt. Mah da dove viene questa visione? Su che cosa si fonda questa convinzione?

LE IDEE A SUPPORTO DELL’IMPORTANZA DEL PUTT 

Beh, sicuramente una prima idea, che qualunque golfista ha sperimentato sulla propria pelle, è: “E’ possibile rimediare ad un driver di scarsa efficacia, ma è impossibile recuperare per un putt sbagliato”.

Dietro a questa idea traspare tutto il disappunto, se non addirittura rabbia o frustrazione, per non essere riusciti ad evitare un bogey o doppio bogey mancando un putt anche non troppo complicato.

Una classica situazione che sarà capitata anche a te è quella in cui tiri un driver perfetto in centro fairway, a seguire un approccio nella sabbia, poi un wedge in green e sbagli il putt per il par segnando un bogey.

Il tuo compagno invece spedisce il driver tra gli alberi facendo gancio, dopo di che chippa lateralmente in fairway, approccia in green e poi chiude con un putt.

Il tuo putt sbagliato ti è costato un colpo, il suo putt imbucato gli ha salvato un colpo. Insomma, è col putt che si è deciso il punteggio della buca.

Esiste un’altra idea sull’importanza del putt e riguarda il fatto, come ho scritto sopra, che il putt ha assunto un ruolo centrale nella storia del golf e ci sono numerose esternazioni di giocatori illustri al riguardo.

Infine, c’è una terza idea, più tecnica e specifica che riguarda il puro numero di putt effettuati in una gara. Il putter è il bastone che ogni golfista utilizza praticamente in ogni buca, a meno di casi eccezionali.

Teoricamente un golfista potrebbe fare un giro completo senza mai usare il sand wedge e d’altro canto la maggior parte dei golfisti usano il loro driver dalle 10 alle 14 volte per giro mentre il putt lo usano dalle 25 fino alle 40 volte per giro!

Quindi il putt è più importante perché a livello numerico è coinvolto nel gioco molte più volte degli altri bastoni. E proprio il numero di putt per giro è una delle grandezze statistiche che ancora oggi si usano per valutare la prestazione di un golfista.

Credo che a questo punto non ci siano più dubbi: il putt è il colpo più importante del golf e su questo si costruiscono le vittorie e le sconfitte.

LA PRESTAZIONE DI TIGER WOODS AL FRY.COM OPEN NEL 2011

Mah, aspetta un secondo. Voglio condividere con te cosa è successo a Tiger Woods nel 2011 al Fry.com Open nel giro di apertura. Tiger ha fatto segnare 73 colpi (+1 sopra il par) con 27 putt.

Considerando il numero di putt per giro come grandezza di riferimento, il valore medio per i professionisti del PGA Tour è pari a 29 putt per giro. Nel 2011 il leader nel numero di putt per giro era Kevin Na con una media di 27,8 putt per giro.

Alla luce di questi numeri puoi ben comprendere come Tiger abbia messo in campo una prestazione formidabile rispetto al putt. In quel giro non ha fatto nessun tre-putt, ha marcato 9 buche con un solo putt e 9 con due putt. Alla fine del giro ha rilasciato questa dichiarazione:

“That’s probably one of the worst putting rounds I’ve ever had,” Woods said. “I can’t putt the ball any worse than I did today. The hardest part was I just didn’t have the speed, I started losing confidence in [my putting stroke] because I wasn’t hitting my line. So it was just a downward spiral.”

Puoi verificare la dichiarazione di Tiger a questo link.

Confrontando quanto affermato prima sul putt con questa dichiarazione di Tiger rispetto al suo numero di putt potresti domandarti:

Forse che Tiger avesse scarsa capacità di valutazione delle sue capacità di puttatore?

O forse, più realisticamente, la statistica del numero di putt per giro non rappresentava per nulla la sua prestazione rispetto al putt?

Analizzando la prestazione al putt di Tiger osserviamo che in 3 buche Tiger ha chiuso in due putt tirando il primo colpo dentro i 90 cm dalla buca, in altre tre buche ha chiuso in due putt tirando il primo entro il metro e venti e in altre tre sempre due putt trovandosi la palla entro il metro e ottanta. In generale nelle buche dove il suo primo putt distava più di un metro e ottanta ne ha messi uno su sette.

La distanza media del suo primo putt era poco oltre i 3,3 metri, mentre la distanza media del Tour è di ben 5,2 metri.

In altre parole, la sua capacità nel gioco lungo al green l’aveva messo in una tale condizione di vantaggio che aveva sentito che avrebbe dovuto essere stato in grado di chiudere con un numero minore di putt. Da qui la sua delusione.

UNA BUONA PRESTAZIONE AL PUTT NON SIGNIFCA AUTOMATICAMNETE UNO SCORE BASSO

Da questa circostanza ne deriva che contare i putt è un modo altamente imperfetto per valutare l’abilità di puttatore di un golfista, poiché non tiene in considerazione la distanza che rappresenta il più importante fattore di difficoltà del putt.

Fare due putt da 15 metri è un buon risultato, fare due putt da 60 cm è un risultato di basso livello. Il semplice conteggio del numero di putt dà “due” in entrambi i casi, ma il livello di abilità coinvolto è completamente differente.

In sintesi, la statistica del numero di putt per giro non esprime la differenza tra le capacità di due golfisti perché non tiene in considerazione la distanza iniziale dei putt.

Sempre da questo avvenimento di Tiger possiamo affermare che un’eccellente prestazione al putt non sempre significa uno score basso e che di conseguenza anche la statistica sul numero di putt non è sempre rappresentativa di uno score basso.

Ma allora qual è il colpo più importante nel gioco del golf?

Per il momento sulla base delle dichiarazioni viste rimane il putt, tuttavia l’esempio di Tiger avrà instillato dei forti dubbi nella tua mente.

Seguimi perché nel prossimo articolo stravolgerò l’opinione comune sul colpo più importante nel golf, proprio come una rivoluzione copernicana, e ti mostrerò quale impatto hanno le nuove conoscenze che acquisirai sull’aspetto mentale nel golf.

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Farai bella figura tu, farai un dono a loro e a me.

Grazie per la tua attenzione

Swing your mind!

Andrea Falleri

Il tuo Golf Mental Coach

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