Riflessioni di Ryder Cup

Ciao Golfista Vincente,

Ti avevo lasciato alla fine dell’ultimo articolo con queste parole:

“Tra pochi giorni inizia la Ryder Cup, stai pronto a fare il pieno di Spirito di Appartenenza”.

La Ryder Cup 2023 si è conclusa una decina di giorni fa e ritengo di poter affermare che siamo stati testimoni di un’esperienza all’insegna del senso di Appartenenza per entrambi i Team.

È stata un’edizione memorabile, a partire dal percorso preparato alla perfezione, proseguendo per un pubblico numeroso e caloroso e terminando con un clima particolarmente temperato.

Dal punto di vista golfistico abbiamo assistito a un livello di gioco davvero alto, con colpi spettacolari e sfide infuocate.

Ci sono tantissime riflessioni che si possono fare, ne ho scelte due che desidero condividere con te nella speranza di farti riflettere e offrirti uno stimolo in più che possa esserti utile.

La prima riflessione arriva da una dichiarazione di Justin Rose che ti riporto di seguito già tradotta:

“Siamo uniti da una cultura. Siamo uniti da una generazione di giocatori che sono arrivati prima di noi e ora è il nostro momento. Luke è stato molto chiaro su questo aspetto. Questo è il nostro momento per brillare, non perché questo è il nostro palcoscenico, ci stiamo prendendo cura di esso per gli incredibili modelli che abbiamo avuto prima di noi che ci hanno mostrato come fare. Percepisco che c’è realmente una cultura forte nella squadra europea. Un buon abbinamento nella squadra europea non significa giocare col tuo miglior compagno, significa rappresentare qualcosa che è più grande di te stesso. Sento che questo è quello che ha a che vedere con l’essere un giocatore di Ryder Cup”.

Puoi vedere il video dell’intervista, che è molto emozionante, cliccando qui.

Cultura, Modelli incredibili, Qualcosa che è più grande di te… ecco alcune parole che rendono l’idea del senso di appartenenza e dello spirito della Ryder Cup.

L’essere lì non si ferma a sé stessi, si allarga a tutti gli europei presenti e abbraccia anche tutti i golfisti, membri della squadra nonché pubblico che negli anni hanno fatto parte dell’Europa. Si gioca per loro, con loro, attraverso di loro.

Vista così ogni colpo, ogni momento assume un significato nuovo, diverso dal solito. Insieme al senso di appartenenza percepisco un senso di responsabilità, il prestar fede o dar seguito ad una storia, ad un’eredità.

Immagino a cosa stai pensando: “Mah Andrea, questa è la Ryder Cup… Io gioco a tutt’altro livello…

È vero, ma anche no!

È vero che tu non giochi la Ryder Cup, è anche vero che il significato che tu dai al contesto e al livello in cui giochi può trarre ispirazione dal senso di appartenenza della Ryder Cup.

Come scegli di sentirti rispetto al contesto in cui giochi dipende da te.

Meglio ti senti, più opportunità hai di esprimere il tuo miglior golf e riprenderti da situazioni o colpi difficili.

In termini molto semplici e pratici inizia a dare un significato più grande di te stesso al tuo essere giocatore: includi i tuoi compagni di circolo, i tuoi maestri, il tuo caddie, i tuoi cari, le persone a cui vuoi bene, i tuoi mentori, insomma crea una squadra allargata per la quale giocare e dalla quale lasciarti ispirare.

Questa che ti sto offrendo è una strategia mentale di approccio alla gara – e non solo – che uso nel mio metodo Golfista Vincente e con i golfisti coi quali collaboro.

C’è anche un’altra riflessione legata alla Ryder Cup.

Prendo spunto dalle parole di Phil Kenyon, il più famoso putting coach al mondo che ha vissuto la Ryder Cup dall’interno e che di golf ne mastica parecchio.

Ti allego sotto un messaggio che ha postato sul suo profilo Instagram. Puoi anche vederlo direttamente cliccando qui.

L’aspetto sul quale porto la tua attenzione è il punto 9.: “La squadra europea ha essenzialmente vinto la competizione il primo giorno di gara. I giorni due e tre sono finiti in pareggio”.

Da un punto di vista puramente statistico, di analisi dei dati è un’affermazione vera, non c’è alcun dubbio.

Tuttavia, detta così, può risultare sviante e pericolosa.

Dal mio punto di vita la squadra europea ha vinto la competizione con una preparazione da manuale i giorni prima della gara, il primo giorno con quella prestazione straordinaria, il secondo giorno con una prestazione altrettanto di livello ed il terzo giorno con un cuore immenso continuando a macinare punti.

Il pareggio di Rahn con Scheffler alla buca 18, del terzo giorno, dopo che si trovava sotto di un punto la dice lunga.

Il messaggio che voglio che passi forte e chiaro è che i numeri non rendono conto del livello di cuore, intensità, difficoltà, sfida, emozione dell’evento collegato.

Voglio essere molto diretto e pratico: la prossima volta che avrai giocato sopra par o sopra il tuo hcp quando ti chiedono com’è andata non comunicare solo un numero ovvero lo score.

Comunica lo score, ma aggiungi qualcos’altro che non sia una giustificazione – tipo il vento forte, il ritardo di gioco, etc… – bensì riguardi la tua emozione del momento e per chi hai giocato.

Si può essere fieri di aver realizzato un +5 sul campo rispetto al proprio score, senza alcun imbarazzo.

Allora sii pronta a dire che sei fiero di tè, che sei stato capace di gestire con successo momenti difficili e che il sentirti parte di una squadra ti ha sostenuto e aiutato.

Continua a portarti in campo le buone sensazioni che questa Ryder Cup ti ha regalato!

Desidero chiudere l’articolo informandoti di una importante novità: ho deciso di riaprire le vendite del primo video corso del mio metodo ovvero Golfista Vincente Essential.

Rappresenta un “must” per chi voglia apprendere come gestire l’aspetto mentale in gara.

La prossima settimana ti darò informazioni più precise su tempistiche e modalità. Continua a seguirmi.

Swing your mind

Andrea Falleri

Il tuo Golf Mental Coach

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