Ciò che distingue te da Scottie Scheffler e non è la lunghezza del driver
Ciao Golfista Vincente,
Mi auguro tu abbia trascorso delle vacanze appaganti.
Si è da poco conclusa la stagione del PGA Tour che ha visto il dominio di Scottie Scheffler.
Proprio su Scottie Scheffler qualche giorno fa mi sono imbattuto su Instagram in un reel interessante di Federico Bisazza, storico Maestro di Golf. Puoi vederlo qui: https://www.instagram.com/p/Dcs5JnnMVVp/
La tesi di Federico è questa: il segreto del successo di Scottie Scheffler è nella sua calma piatta di fronte a qualsiasi situazione positiva o negativa.
Federico si domanda: come si fa a restare calmi nel golf in gara?
Voglio offrirti la mia prospettiva al riguardo che tocca anche degli aspetti del mio metodo Golfista Vincente.
Partiamo da ciò che dichiara direttamente Scheffler in alcune interviste pubbliche dell’ultimo periodo. Ti suggerisco di guardarle tutte, più volte, con attenzione.
Partiamo dalla prima : https://www.youtube.com/shorts/6yZHOjQXQQw
“Gioco a golf per rendere Gloria a Dio. Quindi quando pratico sto glorificando Dio proprio nell’atto di praticare. Voglio sfruttare al massimo il tempo a disposizione. Non c’è nulla di male nel voler essere bravo in qualcosa. È solo una questione di Perché. Voglio essere un bravo giocatore così posso diventare famoso o voglio diventare un bravo giocatore per glorificare Dio?. Quando miri a diventare eccellente devi sempre tornare alla motivazione originaria, al Perché.”
Vediamo la seconda: https://www.youtube.com/shorts/OKpfO-_fHPg
“Abbiamo un creatore, Dio ha creato la Terra e ha inviato il figlio a salvarci. Il Signore ha coperto i nostri peccati sulla Croce ed è stata ottenuta la vittoria sulla morte. Vivremo per l’eternità con Gesù Cristo quando moriremo. È semplice come sembra. La vittoria è assicurata sia che non vinco un torneo di golf o che non sia mai più in grado di giocare a golf. La mia identità e vittoria è assicurata nel sapere che trascorrerò l’eternità con Gesù”
Ecco la terza: https://www.youtube.com/shorts/7Pzm-s9Zb6c
“Sono una persona credente, credo in un creatore, credo in Gesù. In definitiva questo è quello che mi definisce al meglio. Mi è stata data una piattaforma per competere. […] Ciò che mi definisce al meglio è la mia fede. Credo in un unico creatore, Sono stato chiamato qui a competere, a dare il mio meglio e glorificare il Signore”.
Le parole di Scottie vanno in grande profondità, toccano temi esistenziali.
Chiariamo un aspetto fondamentale: la calma piatta a cui fa riferimento Federico Bisazza è un aspetto attitudinale dell’essere umano giocatore. Non ha nulla a che vedere con la tecnica o la tattica di gioco.
È uno stato dell’essere – per usare il linguaggio del mio metodo – che scegliamo di vivere, di incarnare. A volte questo stato dell’essere fa parte del nostro passato genitoriale o familiare, altre volte l’abbiamo abbracciato nel corso della nostra vita. Quest’ultimo è il caso di Scottie Scheffler come puoi verificare qui: https://www.facebook.com/watch/?v=2248131275951320
I due aspetti attitudinali che emergono in queste dichiarazioni sono:
“Gioco a golf per rendere Gloria a Dio”
“La vittoria nella vita è assicurata con Gesù Cristo, a prescindere da qualsiasi risultato in gara”
Ti invito a rileggere e prenderti il tuo tempo per riflettere su queste due affermazioni che sono la chiave del successo di Scottie e alla base della sua capacità di restare calmo in gara sotto pressione.
Se dentro di te sei intimamente convinto che giochi a golf per glorificare Dio, questo avviene sia quando fai score bassi che alti. Non è il risultato del gioco che glorifica Dio è il fatto che giochi.
Questa convinzione intima e interna ha una conseguenza straordinaria: ti scarica di aspettative sul risultato e ti sostiene nel restare centrato sia quando le cose vanno bene che quando vanno male a livello di score.
Smetti di essere score-dipendente. I chiari di luna golfistici cessano di influenzare il tuo stato d’animo.
La seconda frase è ancora più profonda e forse più estrema perché si porta dietro delle convinzioni sulla vita ma anche sulla morte.
Ciò che io comprendo dalle parole di Scottie è che il pensiero che Dio ci ha salvati tramite suo figlio in croce significa che la morte, come evento terrorizzante che pone fine a tutto, non esiste nel senso comune.
Credere che la morte non esista è per Scottie la più grande Vittoria della vita.
Cosa c’entra tutto questo col golf?
A mio avviso il nesso sta nel fatto che la sconfitta golfistica, lo schank, i tre putt, la palla in acqua, la flappa, etc.. perdono completamente di potere rispetto alla prospettiva che la vittoria più grande della vita è l’eternità ed è assicurata.
Scottie non riesce letteralmente a identificarsi in quelle situazioni golfistiche nefaste – che manderebbe fuori di testa la maggior parte dei golfisti – perché ha un pensiero-ideale più alto (per lui) con cui identificarsi.
Questo stato dell’essere porta alla stessa conseguenza di prima: basse aspettative di score, mente rapidamente sgombra da pensieri negativi (che arrivano anche a lui), sovratensioni muscolari indesiderate assenti e un senso di eternità addosso che lo rende lucido, calmo, centrato e massimizza le capacità sviluppate fino a quel momento.
Un capolavoro di gestione della mente!
E’ arrivato il momento di condividere alcune precisazioni per me fondamentali.
Queste convinzioni di fondo, questo mindset che Scottie dichiara non bastano di per sé per ottenere i risultati che Scottie ha ottenuto.
L’ho sempre detto, scritto e lo ripeterò: bisogna avere un Maestro, allenarsi, praticare, tirare migliaia di palline, conoscere le migliori tattiche di gioco, usare lo stroke gain approach per ottimizzare allenamento e strategie, conoscere le migliori tecniche di recupero fisico ma…
… a livello professionistico (e non solo) ciò che fa la differenza non sono gli aspetti sopra, è il mindset che sviluppi e il mindset dei campioni – di coloro che hanno ottenuto risultati sopra la media – è un ottimo target di riferimento.
Dalla mia pluriennale esperienza anche a livello amatoriale e dilettantistico l’aspetto mentale gioca un ruolo primario e a volte decisivo proprio per le caratteristiche intrinseche del gioco del golf.
C’è un’altra considerazione che mi sta a cuore.
Il mio articolo potrebbe farti sorgere una domanda del tipo: “Mah Andrea, allora dovrei forse diventare credente e cristiano o – se già lo sei – rafforzare la mia fede in Cristo?”
Per quella che è la mia visione del mondo e della performance nulla di tutto questo è richiesto. Mi spiego meglio.
La religione cristiana con questo articolo non c’entra nulla!
Altrimenti non si spiegherebbe come Aron Ray sia diventato un Master Champion avendo padre di fede Sikh, moglie di religione induista e mentore e sponsor di fede musulmana.
Il filo conduttore che io vedo nei grandi campioni (a qualsiasi livello di gioco) e nelle dichiarazioni di Scottie – e che è un elemento fondante del Metodo Golfista Vincente – sta che nel Perché giochi a golf ci deve rientrare qualcosa che vada oltre il tuo ego personale.
La motivazione a scendere in gara o in campo pratica deve essere più ampia, deve abbracciare dimensioni oltre te stesso.
Quando e come ciò avviene, dipende da ciascuno di noi, dalla nostra storia, da chi scegliamo di essere e di diventare.
Resta il fatto che non possiamo pensare solo al noi, essere al centro di tutto!
Un tassello determinante del mio metodo è proprio quello di costruirsi delle motivazioni che abbracciano qualcosa o qualcuno oltre a noi stessi, che comunque continuiamo ad esserci.
Se i pensieri che ho condiviso ti risuonano e ti rispecchiano allora sei pronto per sperimentare il mio metodo e far fare un salto importante al tuo score in gara.
Contattami rispondendo a questa mail troveremo insieme il modo per collaborare
Swing your mind
Andrea Falleri
Il tuo golf mental coach
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